Nel precedente articolo ci siamo occupati di spiegare cosa sono le fonti delle obbligazioni, infatti, ne abbiamo inquadrato la definizione e individuato le fonti.
Bene, siamo a metà dell’opera.
Oggi, ci occuperemo di come un’obbligazione può essere estinta, cioè di come il debitore possa liberarsi dalla pretesa del creditore e di conseguenza come quest’ultimo perda nei confronti del debitore qualsiasi diritto. Insomma, affronteremo il tema dell’adempimento e dell’inadempimento delle obbligazioni e cercheremo anche di capire quali sono le differenze.
Tale tema è strettamente connesso a quello della prestazione. In effetti, delineando i confini della stessa, è possibile individuare quale comportamento può essere richiesto al debitore e, di conseguenza, verificare l’osservanza degli obblighi che gravano sul debitore stesso e l’esclusione a suo carico di ogni forma di responsabilità.
Scopriamo, quindi, tutto ciò che c’è da sapere su adempimento e inadempimento delle obbligazioni in questo nuovo articolo di Ripetiamo Diritto.
Come deve essere l’adempimento dell’obbligazione?
Prima di definire l’adempimento, ovvero il modo normale e tipico di estinzione delle obbligazioni, è utile fare un breve cenno ai modi di estinzione di tali “vincoli giuridici”.
Le obbligazioni danno vita a rapporti per lo più temporanei, infatti, tendono a estinguersi in un breve periodo di tempo. In effetti, una volta che il creditore raggiunge il proprio vantaggio patrimoniale, il vincolo obbligatorio non ha più fondamento.
I modi di estinzione delle obbligazioni si distinguono a seconda che abbiano o meno carattere satisfattorio. Alcuni, quindi, soddisfano, direttamente o indirettamente, l’interesse del creditore.
Questi sono:
- adempimento;
- confusione;
- prestazione in luogo dell’adempimento;
- compensazione.
Altri, invece, producono l’effetto di liberare il debitore senza, però, che il creditore soddisfi il proprio interesse.
Essi sono:
- novazione;
- remissione del debito;
- impossibilità sopravvenuta.
Va detto, comunque, che le obbligazioni si estinguono anche per prescrizione e altre cause di diverso tipo, come, ad esempio, la morte di una parte nel caso di rapporto intrasmissibile.
Possiamo ora concentrarci sull’adempimento che rappresenta il tipico fatto estintivo delle obbligazioni.
L’adempimento (artt. 1176-1217 c.c.) consiste nell’esatta esecuzione della prestazione dovuta. Ne consegue che l’esatto adempimento “libera” il debitore dal vincolo obbligatorio e soddisfa l’interesse del creditore.
L’art. 1176 c.c. fa riferimento alle modalità di esecuzione della prestazione e al primo comma recita: “Nell’adempiere l’obbligazione il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia”.
Questo significa che il debitore deve curare con attenzione: sia i preparativi dell’adempimento, per evitare che l’esecuzione della prestazione avvenga in ritardo o divenga addirittura impossibile per causa a lui imputabile, sia la corrispondenza tra la prestazione eseguita e quella che fonda il rapporto obbligatorio.
In ogni caso, entrambe le parti del rapporto dovranno comportarsi secondo correttezza (art. 1175 c.c.) e buona fede, cioè con onestà e integrità.
Quindi anche il creditore, dal canto suo, dovrà cooperare con il debitore per evitare che per quest’ultimo l’adempimento risulti gravoso inutilmente od oltremisura.
Ma che tipo di efficacia ha l’adempimento? Continua a leggerlo per scoprirlo.
Che tipo di efficacia ha l’adempimento?
Abbiamo visto, dunque, come il debitore sia adempiente quando esegue esattamente la prestazione dovuta.
I criteri che determinano l’esattezza sono:
- modalità di esecuzione della prestazione: la prestazione deve essere interamente eseguita. Se ciò non accade, il creditore può rifiutare un adempimento parziale, salvo che la legge o gli usi dispongano diversamente (art. 1181 c.c.);
- luogo dell’adempimento: esso è determinato, in primo luogo, dalla volontà delle parti, successivamente dagli usi o può ricavarsi dalla natura della prestazione o da altre circostanze. In mancanza, intervengono le norme dettate dall’art. 1182 c.c.;
- tempo dell’adempimento: si riferisce al termine di scadenza dell’obbligazione. Il legislatore ex art. 1183 c.c. stabilisce che il creditore può esigere immediatamente la prestazione se non è stato fissato un termine per l’adempimento; tuttavia, prosegue l’articolo, se un termine è necessario, questo, in mancanza di accordo delle parti è stabilito dal giudice.
- autore della prestazione: generalmente è il debitore ma, in alcuni casi, può essere anche un terzo (art. 1180 c.c.). L’adempimento del terzo, ovviamente, può avvenire solo riguardo ad obbligazioni aventi a oggetto prestazioni fungibili, cioè per le quali è indifferente, per il creditore, che l’adempimento sia fatto dal debitore o da altro soggetto. In questi casi il creditore non può rifiutarsi di accettare l’adempimento, a meno che il debitore non gli manifesti la sua opposizione.
- destinatario della prestazione: di regola è il creditore. Il debitore, tuttavia, può adempiere, anziché al creditore o al suo rappresentante, alla persona indicata dal creditore stesso come legittimata a ricevere o, ancora, alla persona autorizzata dalla legge o dal giudice (art. 1188 c.c.).
- identità della prestazione: “il debitore non può liberarsi eseguendo una prestazione diversa da quella dovuta, anche se di valore uguale o maggiore, salvo che il creditore consenta. In questo caso l’obbligazione si estingue quando la diversa prestazione è eseguita”, questo recita il primo comma dell’art. 1197 c.c.. Quindi, pur avendo diritto all’esatta esecuzione della prestazione, il creditore può accettare che il debitore si liberi eseguendo una prestazione diversa da quella originariamente dovuta.
Abbiamo visto come il debitore si liberi dal vincolo obbligatorio eseguendo esattamente la prestazione dovuta. Ovviamente, affinché l’adempimento sia esatto, il debitore dovrà adempiere con cose di cui ha la piena disponibilità. Attraverso l’adempimento si estinguono, contemporaneamente, l’obbligo del debitore e il diritto del creditore.
Proprio con riferimento alla prestazione, le obbligazioni si distinguono in obbligazioni di:
- dare,
- fare,
- miste di dare e fare e
- negative, ovvero di non fare.
Che cosa si intende per inadempimento?
L’inadempimento va inquadrato nella dimensione patologica del rapporto obbligatorio.
Se l’adempimento consiste nell’esatta esecuzione della prestazione, va da sé che si ha inadempimento quando il debitore:
- non esegue la prestazione;
- esegue la prestazione in modo inesatto;
- la prestazione viene posta in essere oltre il termine stabilito.
Quindi, possiamo definire l’inadempimento come la mancata, inesatta o ritardata esecuzione del rapporto obbligatorio. Ci riferiamo a tutti quei casi nei quali il debitore adotta un comportamento differente da quello al quale è tenuto.
L’inadempimento può assumere diversi gradi di intensità. Infatti, può essere:
- totale: la prestazione è mancata completamente;
- parziale: prestazione eseguita ma in maniera difforme da quella dovuta (cd. adempimento inesatto);
- assoluto: quando la prestazione non può più essere eseguita;
- relativo: la prestazione non è stata eseguita nei termini previsti, in questo caso si parla di “ritardo”. Esso potrà determinare o un adempimento tardivo o un inadempimento definitivo.
Ovviamente, in questi casi, la preoccupazione del legislatore è quella di fornire al creditore dei rimedi che possano tutelarlo: primo fra tutti il risarcimento del danno.
Ecco allora che interviene, come al solito, il codice civile: l’art. 1218, infatti, disciplina la responsabilità del debitore.
Secondo tale articolo: “il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile”.
Quindi, cercando di essere chiari e sintetici, chi risulta inadempiente deve sempre risarcire il danno che l’altra parte ha subito, a meno che non provi che il mancato o inesatto adempimento non è a lui imputabile, cioè più precisamente che l’impedimento sia:
- sopravvenuto: cioè successivo alla formazione del rapporto;
- assoluto: tale da non consentire, in alcun modo, l’adempimento;
- oggettivo: ovvero tale da impedire l’esecuzione della prestazione a chiunque;
- definitivo: non deve tradursi in un semplice ritardo;
- totale: ossia riguardare la prestazione nella sua interezza.
Di conseguenza, in questi casi, il debitore non è tenuto al risarcimento del danno e, poiché viene meno la possibilità di eseguire la prestazione, l’obbligazione si estingue.